Fisica e filosofia nel serial televisivo LOST

sabato 28 febbraio 2009

They came in through an event window

Con l'episodio The life and death of Jeremy Bentham abbiamo maggiori informazioni sugli spostamenti spazio-temporali dei nostri protagonisti, ma anche qualche dubbio in più.
Appurato che Locke è stato sbalzato nello stesso luogo di Ben, ma in un tempo diverso, apprendiamo che il suo tentativo di convincere gli O6 a tornare è stato molto più breve di quanto potessimo immaginare, proprio a ridosso del we have to go back del finale della terza stagione (databile a questo punto inizio 2008). La cosa stride alle orecchie di chi si era immaginato tre anni, e non pochi giorni, di tentativi da parte di Locke - un po' come avvenne l'anno scorso con Meet Kevin Johnson, in cui si scopriva che l'andata e ritorno di Michael aveva davvero del fulmineo, soprattutto tenuto conto di tutto quanto gli capita off-island. Esigenze di compressione narrativa o qualcosa ci sfugge? Non sorprendiamoci se la seconda si rivelasse l'ipotesi giusta... quando si parla di tempo, in Lost, qualcosa ci sfugge sempre.
Scopriamo poi che la bravura di Lapidus ha portato il volo Ajira 316 ad un atterraggio di fortuna sulla seconda isola, dove ha sede l'Hydra, poco dopo un flash che ha fatto letteralmente sparire alcuni dei passeggeri (per ora sappiamo di Jack, Kate e Hurley - dubbi su Sayid e Sun). Il flash è chiaramente uno di quelli che spostano lungo la storia dell'Isola alcuni personaggi, e infatti i tre scomparsi riappaiono negli anni 80 della Dharma, a giudicare dal pulmino e dalla tuta di Jin.
Evidentemente i Losties che skippavano qua e là nei primi episodi (Juliet, Miles, Faraday, Charlotte, Sawyer, Jin, non più Locke) in quell'epoca ci sono arrivati ben prima, per consentire a Jin di ambientarsi così bene: non è dunque lo stesso flash a condurre i Losties dal passato e gli O6 (continuiamo a chiamarli così, anche se per ora ne abbiamo solo tre) dal futuro in quell'epoca.


Possiamo schematizzare gli ultimi salti come segue, e come nel disegno quassù:
- Locke, nel lontano passato dell'Isola (il pozzo non è stato ancora costruito, ricordate?) muove la ruota e viene scagliato nella Tunisia del 2008;
- lo stesso movimento di ruota sposta i Losties nel 1980 dell'Isola, dove si stabilizzano, con almeno Jin che viene assoldato dalla Dharma;
- Locke non riesce a convincere gli O6 a tornare e viene ucciso da Ben, tutto nel giro di pochi giorni del 2008 off-island;
- gli O6 in qualche modo vengono assemblati da Ben sul volo Ajira 316, insieme al cadavere di Locke e partono verso Guam;
- un fenomeno elettromagnetico costringe Lapidus a un atterraggio di fortuna sull'Hydra Island, in quello che è una non meglio identificata epoca per l'Isola;
- durante il fenomeno, un flash analogo a quello degli skip sposta gli O6 (ma non Locke, Ben e Lapidus) nell'epoca Dharma in cui sono stanziati i Losties.
Qual è l'origine di questo flash? Non è uno di quelli che caratterizza gli skip precedenti, per due motivi:
- gli skip si dovrebbero essere fermati con l'intervento di Locke alla ruota;
- il flash viene percepito anche dagli altri passeggeri del 316, cosa che accade solo ai giri di ruota, non agli skip intermedi (cfr. il post Cookie Desmond)
Gli O6 sono stati effettivamente tre anni off-island, ma da quando sono partiti gli skip all'arrivo di Locke nell'Orchidea, i Losties hanno vissuto solo quattro giorni, lo dice Locke stesso a Widmore. D'altra parte, non sappiamo quanto tempo siano stati nella Dharma, al momento del ritorno di Jack, Kate e Hurley, ma potrebbe essere stato un tempo non particolarmente lungo: giusto il tempo di farsi assumere.
Resta da capire invece gli altri 316ers in che epoca siano atterrati: potrebbero non essere passati nemmeno in questo caso
tre anni, sull'isola, dal giro di ruota di Ben all'atterraggio del 316. Anzi, per economia di ipotesi, potremmo immaginare che 
il flash colto in volo sia quello che segnala la riapparizione dell'isola dopo il giro di ruota di Ben, e dunque l'event window calcolata dalla Hawking. In tal caso, off island è il 2008, ma on island i sopravvissuti del 316 si ritrovano immediatamente dopo l'inizio degli skip dei Losties.
Per prudenza non affermiamo che si tratti dunque del 2005 on-island, perché questo procedere dell'Isola a salti può aver disallineato ormai da tempi remotissimi il tempo on-island con quello off-island, e l'Isola aver attraversato intere ere umane in pochissimo tempo proprio
Il procedere a salti ha del resto più del quantistico che del relativistico, e forse un celeberrimo topos quantistico potrebbe essere la spiegazione dell'apparente resurrezione di Locke: pensiamo al gatto di Schrödinger, che è vivo e morto contemporaneamente finché non viene osservato, finché non viene aperta la scatola in cui si trova. Una scatola, in cui tutte le possibilità sono equiprobabili: la scatola di Schrödinger, appunto.
Riascoltiamo Ben in The man from Tallahassee:

Picture a box. You know something about boxes, don't you, John? What if I told you that somewhere on this island, there's a very large box... and whatever you imagined, whatever you wanted to be in it, when you opened that box, there it would be. What would you say about that, John?
Fossimo John Locke, diremmo che l'Isola è una grande scatola di Schrödinger.

martedì 24 febbraio 2009

Proxy war

L'ultimo episodio, 316, ha mostrato come fosse azzardato anche solo aggiungere una ipotesi a quelle elaborabili alla fine del precedente, poiché tutto ciò che si era pensato di dedurne si è rivelato fallace: gli O6, con la significativa eccezione di Aaron, si sono ritrovati a bordo dell'aereo fatale tutti insieme, senza aver bisogno di una seconda chiamata, e soprattutto senza bisogno di ulteriori giri di ruota e/o event windows rispetto a quelle già disponibili. Insomma, il rasoio di Occam rimane ancora l'arma migliore per sezionare Lost, e quando ce lo dimentichiamo gli autori ci richiamano perentoriamente all'economia di ipotesi. Economia di ipotesi che viene nuovamente messa a dura prova dall'ultima scena, in cui un Jin in tuta Dharma scende da un pulmino VW T2 come nuovo e si imbatte in tre dei Losties mancanti. Ebbene, se l'ultima volta ci eravamo illusi che la finestra aperta nel 2008-off-island si aprisse sugli inizi del 2005-on-island, dobbiamo ricrederci e resettare tutte le nostre ipotesi, perché gli O6 si sono risvegliati in quello che ha tutta l'aria di essere uno dei dharmici anni 80-on-island. E' necessario attendere la prossima puntata, The life and death of Jeremy Bentham, per poter collegare quanto accaduto in quota al volo Ajira 316 a ciò che accade sottoterra a Locke, all'atto di stabilizzare e/o di girare la ruota (il secondo e/o, qui, è come minimo prudente). Non è un caso che gli episodi 5x06 e 5x07 fossero stati originariamente concepiti in ordine inverso, per poi gli autori propendere per la successione che stiamo sperimentando: probabilmente la narrazione sarebbe stata troppo lineare, e non ci avrebbe lasciato i dubbi che invece oggi ci ritroviamo. Salomonicamente, attendiamo ulteriori indicazioni dall'Orchidea per sbilanciarci in nuovi modelli teorici che possano spiegare coerentemente i fatti.
Eppure, nella suggestiva cornice della stazione The Lamp Post, la signora Hawking si è prodotta in un infodump come non se ne erano mai sentiti in Lost: la cosa ha disorientato molti, forse addirittura ha infastidito qualcuno per la didascalicità dell'esposizione della maestra di turno. Forse si è solo trattato di un montaggio e di una recitazione particolari, che poi hanno caratterizzato tutto l'episodio, conferendogli un'aura trasognata, surreale, per certi versi lynchiana nel disagio e nello straniamento che ha suscitato negli spettatori. Ma forse si è trattato piuttosto di un'indicazione deliberata da parte degli autori (in quest'episodio anche in veste di sceneggiatori, si badi), che ci hanno voluto dire qualcosa sulla natura della storia, e non solo dell'Isola. Prendete la frase di Desmond:
These people--they're just usin' us. They're playing some kind of game, and we are just the pieces.
Un'ovvia metafora della vicenda dei protagonisti, o qualcosa di più letterale?
Oppure prendiamo quanto dice la Hawking a proposito della necessità di ricreare le condizioni del volo Oceanic 815, dando a Locke qualcosa di Christian Shephard:
He is going to help you get back. John is going to be a proxy. A substitute.
Ridicolo, dice Jack - echeggiando Faraday nell'episodio precedente, che non trovava alcun fondamento scientifico nel voler tutti di nuovo sull'Isola per fermare gli skip:
It does make empirical sense that if this started at the Orchid then that’s where it’s gotta stop. But as far as bringing back the people who left in order to stop these temporal shifts? That’s where we leave science behind. 
Ed è dove i più razionali di noi spettatori hanno storto il naso: gli autori ci stanno chiedendo un leap of faith identico a quello dei personaggi. Arrivati a questo punto, non si può che concederglielo, e osservare che il termine proxy, oltre all'ovvia assonanza informatica (sulla quale ometto deduzioni illegittime), evoca immediatamente il concetto di proxy war, guerra per procura, quel tipo di conflitto affrontato per interposta persona, esplicitamente o implicitamente. Si può pensare al conflitto Iran-Iraq o alla Guerra Civile spagnola, ma gli scacchi possono essere considerati la massima astrazione di una proxy war. Pedine in un gioco più grande di loro, i nostri Losties devono ritrovarsi tutti sulla scacchiera dell'Isola per il confronto finale, e devono ritrovarcisi in determinati ruoli. Questa partita a scacchi non usa però i pezzi classici - torri, cavalli, alfieri, re e regine - bensì un cadavere in una bara, una futura mamma, un fuggiasco ammanettato, una rockstar, una moglie in pena, un uomo pieno di dubbi con una lettera in mano... e così via.
Il perché di tutto questo, più ancora del come... alla fine del prossimo salto. Forse.

domenica 15 febbraio 2009

Let's get started

L'approccio che cerchiamo di tenere su questa lavagna è il più possibile fattuale, cercando di evitare voli pindarici e teorizzazioni spinte, che portano un po' dove l'estensore vuole, e che tendono a discostarsi progressivamente - e illegittimamente - dalla materia narrativa. Cercando però di capire cosa stia succedendo sull'isola e fuori, nel 2004/05 e nel 2007/08, è inevitabile aggiungere qualche tassello arbitrario al puzzle, soprattutto dopo una puntata - come This place is death - dove la situazione si fa quantomai fumosa
Il dubbio precipuo riguarda l'atteggiamento enigmatico di Eloise Hawking alla fine della puntata, allorché pare piuttosto soddisfatta del magro bottino di Ben, che ha portato solo una minoranza degli O6 al punto di raccolta, quando solo pochi giorni prima dava per tassativa la necessità di averli tutti a rapporto entro 70 ore. E non credo si tratti del solo fatto di aver ottenuto senza colpo ferire anche Desmond.
Orbene, questa event window, che la Hawking individua col suo fido Apple 3 alla fine di The Lie, parrebbe essere una finestra temporale in cui l'Isola torna accessibile con mezzi convenzionali (se tali possono essere chiamati quelli che usano Alpert e compagnia per spostarsi tra on e off-island). Perché l'Isola torna accessibile? Perché - è questa l'ipotesi che formuliamo senza fatti a supporto - il giro di ruota di Ben l'ha spostata nel futuro.
Durante il filmato di orientamento della Orchid - che Locke guarda mentre Ben accatasta oggetti di metallo nella cella - prima che la cassetta si riavvolga, il dott. Halliwax descrive un esperimento di spostamento di conigli avanti nel tempo, di pochi millisecondi: dice, appena prima del rewind, che il coniglio sembrerà sparire, per poi... Ecco, l`isola potrebbe essere stata spostata - non nello spazio tridimensionale - ma solo nella coordinata temporale di qualche anno in avanti. Ad un osservatore esterno, alla fine del 2004, scomparirà, perché lui segue la sua retta (nello spazio quadridimensionale) parallela all`asse del tempo, mentre l`Isola ha una discontinuità, e riappare - sempre lì - qualche anno dopo, magari all'inizio del 2008. Tra la scomparsa e la riapparizione, l`osservatore off-island non vede l`Isola, perché è sempre lì, ma più avanti nel tempo. Cosa succede a questo osservatore che pazientemente passa tre anni sul luogo dove prima c'era l'Isola? L`Isola gli riapparirà, e quelli sull`isola staranno facendo esattamente le cose che facevano al momento del giro di ruota. Questo significa che l`Isola perde tempo rispetto al fuori, perché per lei è ancora il giorno 100 post-crash, 30/12/04, mentre per il mondo esterno è passato qualche anno.
Ora, perché parliamo di finestra di eventi? Perché - nuova ipotesi di lavoro - per poter tornare sulla terraferma, Locke - dopo averla fermata, arrestando gli skip - gira di nuovo la ruota, come Ben, e dà di nuovo il via ai salti. Eloise Hawking deve essere consapevole di questo, cioè sa quanto tempo passa tra la riapparizione e la nuova sparizione dell'Isola, quanto dura questa event window di cui ha calcolato l'apertura 70 ore dopo The Lie.
Riassumendo, avremmo, sull'Isola:
- giro di ruota di Ben
- skip dei Losties
- arresto della ruota da parte di Locke
- stop agli skip dei Losties - apertura della event window
- giro di ruota di Locke - chiusura della event window
- ripresa degli skip dei Losties
Dal punto di vista off-island, tra i due giri di ruota passano qualcosa come tre anni, mentre sull'Isola passano solo pochi giorni: la cosa affascinante è che, in un certo senso, Locke è sia sull'Isola che fuori, perché vive quei pochi giorni skippando nella storia dell'Isola, ma dopo il suo giro di ruota passa quasi tre anni off-island a cercare di convincere i suoi compagni a tornare sull'isola sfruttando la finestra che lui stesso aprirà/ha aperto! Sta qui forse il senso del suo "dover morire": il suo sacrificio off-island è necessario per preservare l'unicità della timeline che sta scrivendo on-island.
Perché allora la Hawking è così serena, adesso? Perché pensa di potersela cavare in due viaggi, invece che con uno solo? Forse perché nel frattempo ha calcolato quando si riaprirà una nuova event window? Che sia quello il momento in cui i portoghesi percepiscono l'anomalia elettromagnetica di cui ci chiediamo l'origine fin dalla fine della seconda stagione? E' stato quello il primo vero flashforward a cui abbiamo assistito? Ne vedremo la ripresa alla fine di questa stagione, per una fearful symmetry come quella tra terza e quarta? Solo il tempo, che mai come in Lost è galantuomo, ce lo dirà.

venerdì 6 febbraio 2009

Cookie Desmond


Nuove tessere si aggiungono al mosaico: cerchiamo di guardarlo un po' da lontano, così da poter cogliere almeno un'idea del disegno principale.
A livello di fenomeni, apprendiamo, durante la 5x04, che la luce accecante che caratterizza il time-skipping dei Losties viene percepita solo da loro, e non da coloro che incontrano nelle varie epoche dell'isola. Non era chiaro, finora, un po' perché spesso sono da soli, al momento del salto, un po' perché le scelte registiche si sono tenute sul vago. Ad esempio, a riguardare la scena di Locke che parla nel 1954 con Alpert, non è scontato che quest'ultimo colga l'effetto purple sky. Mentre è evidente che Kate e Claire non lo colgano, sebbene concentrate su qualcosa di molto più... accecante. Gli Others lo percepiscono al momento del giro di ruota di Ben, ma forse perché è proprio l'evento che dà inizio al peregrinare dei nostri e non uno dei salti intermedi. Più dubbia la condizione di Desmond nella botola, che dà proprio l'impressione di accorgersi che stia per accadere qualcosa mentre Daniel gli intima di andare a cercare sua madre. Ma Desmond è speciale, viene detto a più riprese: che cosa può voler significare? Lo vediamo fra un attimo.
Intanto, la percezione asimmetrica del cielo viola è coerente con il criterio della course correction: il fatto che nessuno colga la luce, se non chi salta, minimizza il rischio di modifiche della storia e preserva l'unitarietà della timeline. Sawyer non si mostra a Kate: l'integrità di quella notte memorabile (e che bello riviverla, da spettatori!) è salva. Come di fatto è salva anche l'integrità della storia della Rousseau, per il semplice fatto che tutti coloro che Jin incontra sulla spiaggia sono ormai morti, e dunque non ci sono più coscienze su cui fare il reboot con nuovi ricordi: non ha senso porsi il problema del perché allora, in tutte le sue apparizioni, Danielle non dia segno di riconoscere Jin. Al di là del fatto che si sono incrociati davvero poco (credo non abbiano mai scambiato una parola, in quattro stagioni), il corso principale degli eventi rimane uguale, eventualmente con qualche sovrascrittura da parte dei Losties - magari qualche nuova petizione di principio, ma nessun paradosso.
Suona tutto molto conveniente, vero? I salti sembrano tutto fuorché casuali, quasi il gioco di un'intelligenza superiore, di qualcuno che guarda da fuori il grande disegno. Narrativamente è proprio così: gli autori si stanno divertendo a mettere i protagonisti in situazioni particolari, là dove avremmo - noi spettatori - sempre voluto essere o tornare: alla mia wishlist mancano l'arrivo della Black Rock, l'arrivo di Henry Gale e l'epoca in cui la statua del piedone a quattro dita era ancora intera. Ma credo sia solo questione di tempo.
Ma se questa intelligenza fosse parte della storia? E se questa intelligenza avesse inserito nello scenario una figura speciale, che consente di modificare le cose, o meglio di conservare memoria dei cambiamenti apportati lungo la timeline? Una specie di cookie che, in ogni epoca della sua esistenza, registri traccia della configurazione esperita... e magari degli altri soggetti incontrati? Ecco, questo cookie potrebbe essere Desmond, la cui consapevolezza procede per accumulazione e non per sostituzione di informazione, e dunque consente modifiche, ripristini e controlli di coerenza a volontà. Parrebbe però uno strumento inconsapevole, conteso tra le forze in gioco: la Hawking, nella 3x08, gli dice che sull'isola ci deve andare; Widmore, nella 5x03, gli intima di tenersi fuori da un gioco più grande di lui. Chi lo ha inserito nello scenario? Ma soprattutto, uno scenario così potrà non essere metanarrativo, non è certo immaginario, ma siamo sicuri che sia materiale e non piuttosto informatico?

domenica 1 febbraio 2009

Petizioni di principio




Tentiamo di dare una qualche sistematicità ai fenomeni osservati. 
Fino alla fine della quarta stagione, abbiamo incontrato tre soli tipi di apparente spostamento spazio-temporale, rispetto all'Isola.
1. un qualche sfasamento tra on- e off- island che dà luogo a:
 1.1 discrepanze nella datazione dell'arrivo sull'Isola di Juliet
 1.2 discrepanze nella datazione del concepimento di Ji Yeon da parte di Sun
 1.3 un incongruo risultato dell'esperimento del razzo condotto da Faraday
 1.4 l'arrivo sull'isola del cadavere del dottore della Kahana, prima che egli venga ucciso a bordo
2. dislocazione temporale della coscienza di chi si muove da e per l'isola al di fuori di certe rotte 
preferenziali, come:
 2.1 Desmond del 1996 che opera nel suo corpo del 2004 per trovare la propria costante
 2.2 Minkowski vittima della sindrome *unstuck in time*
 2.3 (per analogia) il topolino Eloise che opera nel suo corpo di qualche giorno prima per trovare la strada nel labirinto di Faraday e morire di lì a poco
3. spostamento dell'Isola, e di quanto la circonda entro un certo raggio, causato dal giro di ruota di Ben, che a sua volta viene sbalzato nel tempo e nello spazio - associabili intuitivamente a: 
 3.1 orsi polari sbalzati in Tunisia
 3.2 conigli Dharma spediti pochi millisecondi nel futuro
I primi due fenomeni - allo stato attuale delle nostre conoscenze - possono essere legati alle proprietà elettromagnetiche dell'Isola, che potrebbero simulare un sistema di riferimento in moto relativistico rispetto all'esterno - oppure curvare lo spazio come attorno ad un buco nero (magari rotante). Il terzo fenomeno, però, chiama in causa la fisica quantistica e la materia esotica, anche in virtù delle parole del dr. Halliwax (alias di colui che oggi sappiamo chiamarsi dr. Chang), che evocano l'effetto Casimir e dunque qualcosa di più complesso di una banale curvatura dello spaziotempo.
Abbiamo dunque spostamenti della coscienza, del corpo e di intere porzioni di realtà, che però paiono salvare le apparenze di una storia priva di paradossi, e addirittura preservare l'unitarietà della timeline, magari attraverso istantanei reboot delle coscienze dei soggetti coinvolti.
Tutto ciò, fino alla fine della quarta stagione, dicevamo.
Ci troviamo oggi, inizio della quinta stagione, di fronte ad un quarto e distinto fenomeno, che prende l'Isola come sistema fisso (potremmo dire, coscienti dell'improprietà, come spaziotempo assoluto) e che vede i Losties superstiti, insieme a Juliet, Faraday, Charlotte e Miles, venire sbalzati con il corpo in diverse epoche della storia dell'isola. L'espediente narrativo è eccezionale nella sua originalità: non più flashback, non più flashforward, bensì la visione, anzi la partecipazione in diretta, dei protagonisti agli eventi del passato dell'Isola (e magari, non lo sappiamo ancora con certezza, del suo futuro). Ma qui sorgono dei seri problemi, perché vediamo Alpert dare a Locke una bussola che in un momento diverso (futuro per Locke, passato per Alpert) servirà da segno di riconoscimento tra i due, allorché Locke comunicherà agli Others del 1954 che sarà il loro futuro leader. Non siamo di fronte ad un paradosso - almeno non ancora - ma incontriamo quella che in logica si chiama una petizione di principio, ossia l'includere tra le premesse l'affermazione della verità delle conclusioni. Più o meno l'opposto di una dimostrazione per assurdo. In altre parole, una dimostrazione fallace, non valida.
Siamo di fronte ad un ciclo di azioni auto-necessitanti, che danno a loro stesse la propria ragion d'essere: lo scopo apparente è quello di salvaguardare la coerenza della timeline, per cui ciò che doveva accadere è accaduto e non si può cambiare. Seguendo questa logica, staremmo assistendo ad una sovrascrittura della realtà che però non cambia il corso principale degli eventi, un po' come il corso del fiume di Paradiso XVII, 37-42
La contingenza, che fuor del quaderno 
de la vostra matera non si stende, 
tutta è dipinta nel cospetto etterno; 
necessità però quindi non prende 
se non come dal viso in che si specchia 
nave che per torrente giù discende.
C'è da chiedersi innanzitutto di chi sia il viso dell'osservatore che conosce il main course, da cui non ci si può allontanare, ma che non lo condiziona. 
Ma poi c'è da chiedersi anche, prima di questa riscrittura ad opera dei Losties e annessi - prima in senso assoluto - chi abbia fatto avere ad Alpert la bussola, e soprattutto chi abbia convinto Alpert che Locke fosse il leader predestinato. Perché possiamo anche apprezzare l'eleganza degli autori nel giocare sul filo del paradosso, ma una totale e letterale autoreferenzialità rischia di far implodere ben più della stazione Cigno.

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